Presentata come modello in epowood al Salone di Torino del 1972, diventa, appena 5 mesi dopo, un prototipo viaggiante.
L'Iguana per il bassofondo sul cofano, la Tapiro per il trattamento del frontale e la Caimano nel suo complesso sono probabilmente le fonti di ispirazione per la Boomerang.
Le prestazioni estreme garantite dal potente motore sono denunciate dall'esasperazione del cuneo come tema grafico, un prototipo disegnato quasi esclusivamente con linee rette.
Il parabrezza ha un'inclinazione esasperata, 13º, 2 in meno della Manta, e incontra le resistenze dei produttori di vetro che ritengono che crei notevoli difficoltà di visibilità. Timori che verranno dissipati con la produzione della Lotus Esprit, nel 1975.
Anche per gli interni sono state adottate scelte radicali: del volante si percepisce solo la corona, al centro un pannello strumenti circolare con contagiri e tachimetro.


Negli anni in cui l'industria automobilistica comincia ad affrontare il tema della sicurezza passiva, la Boomerang adotta un'inedita soluzione, brevettata da Italdesign, un piantone sdoppiato collegato da una catena, in caso di impatto frontale l'arretramento del piantone stesso è minimizzato.
Il grande disco all'interno del volante nasce anche per ospitare l'air bag.
Menzione particolare per i cerchi ruota, tra i più riusciti nella storia dell'Italdesign.

Approfondimento

Sportscar

Sportscar "Lo spostamento è una necessità: la velocità un piacere", Jean de Baudrillard, Il sistema degli oggetti.
progetti correlati

Eventi

Geneva International Motorshow 1972